Zero coordinate spazio-temporali: questo è il Six Day Sonic Madness

Scalinate di pietra come labirinti, vicoli abbandonati e polverosi che portano al Castello, una vecchia cieca che si riposa accanto ad una fontana asciutta, e un silenzio intorno quasi lunare, spettrale, un silenzio innaturale e suggestivo, in questo afoso pomeriggio a Guardia Sanframondi. Un paesino sperduto nel niente, nell’entroterra desolato di un sud italiano così irreale e immobile da sembrare quasi America. L’America di certe estati torride, di lunghe strade deserte, puntellate solo da fatiscenti distributori di benzina, l’America dei paesaggi sconfinati percorsi da due Thelma e Louise scappate dalla routine quotidiana, l’America che ad ogni passo suona una canzone diversa, dove l’anima è rock, e folk, e jazz, e blues, e tutto e niente. E Thelma e Louise oggi siamo noi, con una mappa malconcia in mano a cercare questo minuscolo puntino di città del beneventano, dove gli uomini parlano di calcio e le donne stanno ferme sull’uscio della porta ad aspettare. Cosa. Chi. Chissà. Oggi l’attesa si chiama Six Day Sonic Madness.
E’ la musica del sound check che ci accoglie, colpi di basso e batteria che scuotono l’indolenza di questo borgo medievale, chitarre che stridono e guidano i nostri passi, voci che invogliano e promettono. Stasera, sul palco incastonato tra le pietre del Castello si alterneranno gruppi indie per lo più sconosciuti alle masse. Ma delle masse poco ci importa. Vogliamo sentirci squisitamente elitari e goderci questa kermesse indimenticabile. E’ un’ invasione. Musica che esplode tra le case, è energia, è entusiasmo, è contaminazione pura, è gioco ed esperimento, perché camminando tra questi vicoli ci imbattiamo in una mostra di pittura, troviamo un’esposizione di foto, entriamo in una chiesetta sconsacrata dove proiettano cortometraggi, ci fermiamo per un “aperitivo sonico” prima di dare un’occhiata alle bancarelle che colorano il piazzale. Guardiamo, scrutiamo e ascoltiamo le note delle canzoni che stasera faranno tremare i sassi e sveglieranno i bambini. E allora osservo inorridita i manifesti del SDSM attaccati con le puntine da disegno, imperdonabile leggerezza per un evento di tale portata, poi sorrido: l’ambiente è grezzo e vitale, rispecchia l’anima di questi ragazzi che corrono e si affannano, indaffarati e improvvisati organizzatori di un evento che ha il gusto semplice delle feste in cantina con pochi amici, ma che è diventato ormai un’importante vetrina musicale per gruppi che non hanno niente da invidiare a certe band che riempiono gli stadi. Da otto anni il SDMS si occupa di musica indipendente, scegliendo, proponendo, valorizzando: un impegno forte, un progetto importante che non può che essere condiviso e sostenuto, soprattutto perché è frutto della creatività e della voglia di vivere e condividere la musica. Le luci si spengono, gli artisti si preparano, il pubblico freme, la festa comincia. E mentre Thelma è lì che sgomita per conquistare il suo spazio sotto il palco, io, improbabile Louise, ripenso alle puntine da disegno: in fondo anche loro hanno un certo fascino su questi muri di pietra bianca…
Ma questa è un’altra storia… è la storia di un luogo che appare fermo a sessant’anni fa. Questa è la storia di giovani menti in movimento. Questa è la storia di vecchietti che litigano al tavolo di un bar, del Bar, per un asso non calato. E’ la storia, questa, di ragazzi che bevendo Peroni fanno esplodere una centrale nucleare. Questa storia si chiama Six Day Sonic Madness. Siamo oltre lo spazio e il tempo. Il presente non c’è, saltiamo direttamente dal passato al futuro. Siamo in Italia, ma anche a Berlino, e in Andalucia, perché a Guardia Sanframondi c’è pure una torre arabeggiante, che stride col resto, sì, ma, d’altra parte, SDSM è tutto uno stridere, un trionfo di armoniose contraddizioni, pezzi dinamitardi che fanno tremare le mura di Guardia Sanframondi, un non-posto che sembra non aspettare altro che esplodere in una deflagrante follia sonica.
Chiudo il taccuino dei miei ricordi. Tutto questo succedeva due anni fa. Noi, affezionate Thelma e Louise siamo tornate alle nostra routine quotidiana, il SDSM è andato avanti, e anche quest’anno ha fatto sentire la sua voce, forte e incalzante, e ora lascia intravedere il suo volto tra le pagine di un myspace: occhi di ragazzi del sud che scrutano l’arte, mani che battono il tempo di una vita difficile, musiche che risuonano, che creano, che fanno la differenza.
 

 


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