Ricordo che quando ero bambino fin dai primi di dicembre iniziavano le grandi manovre in prossimità del Natale.
Il Natale in Campania è una festa da passare per forza con tutta la famiglia, zii cugini nonni e amici cari, sempre valido il detto “Natale con i tuoi pasqua con chi vuoi”.
A casa mia viveva la nonna, la mamma di mai madre, quindi tutti i parenti di mia madre (5 tra fratelli e sorelle tutti sposati con figli) venivano a passare la Natalità del Signore a casa mia.
Mio padre e mia madre iniziavano con il discutere sul numero di invitati, poiché dal numero di invitati si stabiliva in quale stanza si sarebbe consumata la cena della vigilia. In verità casa mia non era grandissima e l’unica stanza dove si poteva stare in più di 5 era il salone ma, mio padre provava sempre a piazzarci il presepe.
Da questa discussione inutile nascevano estenuanti trattative (altro che i tavoli di contrattazione tra sindacati e confindustria) mia madre come al solito la spuntava, e il presepe sarebbe finito nell’ingresso con la scusa che chiunque sarebbe entrato in casa avrebbe potuto ammirarlo.
Solo oggi capisco il motivo di quella discussione inutile. Era il primo approccio al Natele, incominciavano a costruire il clima natalizio, a predisporci ad un qualcosa che non può essere compreso ma solo accettato.
Scelto il posto mio padre passava delle ore in quel metro quadrato a fare progetti su come doveva venire quell’anno il presepe, dove posizionare la grotta della natività, dove il laghetto, e dove il ponte e quale sarebbe stato il tema dominante del presepe.
Si perché ogni anno il presepe doveva essere diverso e avere un significato particolare oltre quello della Natalità. Sembra strano che si potesse esprimere qualcosa di diverso ma, era cosi.
Immancabilmente tutte le sere a cena , prima della frutta, mio padre diceva “ non capisco perche l’albero deve stare in salone con tutti noi ed il Signore da solo nell’ingresso” e qui iniziava lo sfottò, e poi mia madre alzando gli occhi al cielo diceva “ perche l’albero lo faccio io che sono la regina della casa e il presepe lo fai tu punto". Questo voleva che per quella sera non se ne sarebbe più parlato.
Il giorno 8 dicembre, giorno in cui si celebra l’immacolata concezione, si faceva l’albero. Unico Giorno in cui non si metteva mano al presepe, e tutti collaboravamo compreso mio padre.
Scelto il posto, e scelto il tema si iniziava con la disposizione logistica. Si perché mio padre faceva il presepe in cartapesta. Quindi si prendeva la scrivania piccola dove studiavo io e la si metteva nell’ingresso. Poi si trovava una serie di scatoli e la si posizionava uno affianco all’altro. Tra il muro e questi scatoli vi si faceva una base in legno (di solito due tavolette appoggiate su due mattoni) e su di questa vi si appoggiavano un’ altra serie di scatoli. Fatto questo si passava a bucare gli scatoli per far passare le piccole lucine di natale. Poi si partiva alla ricerca di un vecchio motorino elettrico che pompasse acqua, si perché un presepe che si rispetti deve avere un laghetto ed una cascata" . Quindi si sceglieva il recipiente che avrebbe dovuto fungere da laghetto e si prendevano un paio di metri di tubo di scarico con diametro 80 che poi sarebbero stati segati in due per fare il ruscello.
Intanto mentre mio padre faceva tutto questo, io e mio fratello eravamo volontari (se! Se!) assistenti, prendi la pinza, aggiusta il cartone, passami il seghetto, fai il buco, trovami questo, e tra una cosa e l’altra mio padre ci raccontava delle storie sul natale, o dei passi che aveva letto nella  Bibbia. Cosi incominciava a creare la magia del Natale.
Mia madre pur mantenendo fede alle tradizioni ci preparava qualche zeppola di natale, per farci stare buoni.
Solo oggi mi rendo conto perché negli ultimi Natali mi sono sentito cosi triste e non riuscivo a entrare nel clima Natalizio, mi mancava la magia del natale. Fare il presepe insieme e metterci tanto tempo ci permetteva di assimilare con calma la straordinarietà del fatto e non so come ci predisponeva ad essere felici.
Inoltre mentre si faceva il presepe quando non era possibile parlare per via dei vari compiti che ogn’uno svolgeva , mio padre metteva su uno dei dischi di natale con tutte le classiche canzoni natalizie.
Fatta la struttura si prendevano i giornali che avevamo conservato, si metteva a fare la colla (acqua e farina) la si passava sul giornale e poi il foglio di giornale lo si applicava sui vari scatoli, in modo da rendere omogenea la struttura.
L’odore di quella colla e di giornale bagnato veniva associato al Natale ed ancora oggi, mi da una certa sensazione.
Fatto questo si prendeva un po’ di pittura, quella normale per la casa e si dipingevano le varie grotte, ottenute con gli scatoli, con colori che risaltassero la luce che capitava nella grotta ed il restante in verde, tranne che per dove passava l’acqua che veniva dipinto in ble.
Indimenticabili sono le passeggiate in campagna quando bisognava raccogliere il muschio,per fare il manto erboso , cortecce d’albero per ricoprire la grotta , fieno e paglia, per la stalla, e brecciolino per fare le strade.
Fatto questo iniziava la disposizione dei pastori ogn’uno aveva un nome ed una storia che immancabilmente ogni natale ci veniva ripetuta.
A questo punto bisognava portare la novità sul presepe e quindi si andava a Napoli e precisamente a San Gregorio Armeno a prendere qualche pastore nuovo.
Per finire verso il 20/22 mio padre ci portava al Luna Park per farci giocare a quei giochi dove si vincevano i pesciolini da metter nel presepio.
Solo ora capisco perché il natale allora lo vivevo in maniera differente, non solo perché ero un fanciullo ma, soprattutto perche mi preparavano , mi imponevano di pensarci, di assimilarlo di gustarmelo. Oggi forse possiamo permetterci molto di più di quello che potevano permettersi i miei genitori ma, loro riuscivano a darci cose che con non hanno prezzo, e che nessuno può comprare.
E per finire tutte le vigilie di Natale vedevamo, come penso qualunque famiglia Campana, la famosa commedia di Eduardo De Filippo “Natale In Casa Cupiello” e tutti i parenti si rivolgevano a me facendo il verso alla famosa frase della commedia “Te piace o presepio. E di che te piace o presepio
Grazie per i meravigliosi Natali passati insieme.
 


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