Sono stanca dei luoghi comuni. Voglio cercare qualcosa che vada oltre, che dia un senso, che esprima ciò che c’è dentro le cose. Dietro un’immagine, sotto un titolo, in un nome.
Massimo Troisi.
Non c’è niente da dire che altri non abbiano già detto. Tutti gli hanno riconosciuto il merito di essere diventato il personaggio di se stesso, la migliore espressione di una certa napoletaneità, una specie di eroe romantico del cinema italiano, quello che ancora fa sorridere, piangere, fa pensare. Ho pensato molto a lui, nei giorni dell’anniversario della sua scomparsa, e ogni volta che gli occhi cadono sulla raccolta in dvd dei suoi film, e quando in tv passano gli schetch della mai dimenticata Smorfia, il trio che l’ha fatto conoscere al grande pubblico.
Il cuore mi si riempie sempre di commozione, per i suoi personaggi improbabili, per quell’essere icona dell’italiano medio, anzi, del napoletano medio, con tutto quel bagaglio di tradizioni, superstizioni e miserie che solo chi è cresciuto in certe realtà può comprendere in pieno.
Guardo i suoi film con una sorta di sommessa ammirazione, e non solo per la semplicità e la genuinità delle sceneggiature, di quel recitare schietto e sincero che lo ha sempre contraddistinto, ma soprattutto per ciò che intravedo dietro al personaggio, all’attore, dentro quegli occhi malinconici che tante volte ci hanno fatto ridere.

Immagino la fatica, l’affanno, i sogni e le speranze di chi è cresciuto in un mondo che non regala niente, in una società che da sempre è bollata come povera e corrotta, come arretrata e violenta. Luoghi comuni, troppo, e superficiali, per qualcosa che non è soltanto sole, pizza e camorra.

Ho molti amici al Sud, e voglio scriverlo con la maiuscola perché credo che il cambiamento cominci dal dare dignità alle cose. Ai luoghi e alle persone. Ho molti amici che inseguono il mito di Troisi, che cercano la loro strada tra le quinte di un teatro parrocchiale, o nello scantinato di un pub. Ragazzi che studiano, che lavorano facendo tutto tranne quello per cui hanno studiato, che investono il proprio tempo libero in qualcosa che di sicuro non è novità o eccezione, ma di sicuro è arte. Non ce n’è uno, tra i miei amici campani, che non coltivi un hobby che non sia creativo, fantasioso e certe volte più impegnativo di un lavoro vero e proprio!

E non ce n'è uno tra loro che non rappresenti davvero quella cultura napoletana così ricca di energie e sinergie che purtroppo spesso restano appannaggio di pochi eletti. E così mi sento fortunata, se oltre a poter ancora apprezzare i film di Troisi, posso ascoltare ottima musica suonata in localini di periferia, o assistere a pieces teatrali in scantinati di chiese sconsacrate, o guardare incantata una mostra fotografica dove gli occhi della gente sono gli stessi di Massimo..intensi, volitivi, dolci e amari, semplicemente napoletani
 

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