Chiuduno (Bg) 28 maggio 7giugno 2009
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Lasciate che cultura e tradizione
invadano di colore e musica
il vostro territorio !

Il progetto

Lo Spirito Del Pianeta è una manifestazione internazionale ed interetnica, che coinvolge molteplici gruppi tribali, provenienti da tutti i cinque continenti, con lo scopo di dare a tutti l’opportunità di uno sguardo sul mondo, di carpire un respiro di fratellanza e di stima. Un segno di una nuova sensibilità verso l’alterità, che si ripete con cadenza annuale. Si tratta, dunque, di una manifestazione che porta in Italia le tradizioni, i suoni, gli stili di vita, il passato ed il presente di popoli diversi tra loro, ma desiderosi di realizzare una realtà comune di mutuo rispetto. Non si tratta di canti e danze in qualità di mere coreografie: rappresentano la vita di questi popoli, la tradizione millenaria, l’opportunità di scambio tra la comunità ed il singolo, il veicolo fondamentale della trasmissione del sapere.
Sul territorio, la sua presenza si è fatta davvero massiccia: migliaia di visitatori nel 2008, gemellaggi dislocati nelle province di Bergamo, Novara,Verbania, Sondrio, Brescia, Milano, Pisa, Varese, Pavia,Parma, decine di scuole coinvolte nei progetti di avvicinamento e sensibilizzazione all’interculturalità, enti e comuni istituzionalmente impegnati alla promozione dell’iniziativa. Numerose iniziative, dunque, per creare un progetto a più livelli, per coinvolgere fasce di età e tipologie di pubblico differenziate, per realizzare concretamente una conoscenza interculturale, che risulti davvero profonda e costruttiva.
L’impegno si è dipanato anche sul territorio nazionale: dalle manifestazioni-gemelle in comuni particolarmente significativi (come, ad esempio, Roma nel 2004), alle collaborazioni con le reti mediatiche nazionali (Rai, Mediaset) e locali (canali televisivi e emittenti radiofoniche regionali e provinciali), dalla registrazione di programmi televisivi, particolarmente sensibili al tema (Alle falde del Kilimangiaro, per citare il più significativo), alla collaborazione per eventi di rilevanza internazionale (l’inaugurazione dei Mondiali di Sci, tenutasi a Bormio).


La manifestazione

Lo Spirito Del Pianeta è una manifestazione internazionale ed interetnica, che coinvolge molteplici gruppi tribali, provenienti da tutti i cinque continenti, con lo scopo di dare a tutti l’opportunità di uno sguardo sul mondo, di carpire un respiro di fratellanza e di stima. Un segno di una nuova sensibilità verso l’alterità, che si ripete con cadenza annuale da ormai otto anni. Il Festival contribuisce allo sviluppo di una reciproca conoscenza fra i popoli, all’avvicinamento fra culture diverse, al rafforzamento del sentimento di rispetto per la natura, per le minoranze etniche e per la diversità culturale. Il territorio in cui si realizza questo progetto è un’area locale di forte tradizioni, perciò, oltre agli intenti generali, può aiutare la realtà locale a comprendere modalità e termini per la gestione e la valorizzazione di culture diverse. Si tratta, dunque, di una manifestazione che porta in Italia le tradizioni, i suoni, gli stili di vita, il passato ed il presente di popoli diversi tra loro, ma desiderosi di realizzare una realtà comune di mutuo rispetto. Non si tratta di canti e danze in qualità di mere coreografie: rappresentano la vita di questi popoli, la loro tradizione millenaria, l’opportunità di scambio tra la comunità ed il singolo, il veicolo fondamentale della trasmissione del sapere.
Gruppi minoritari etnico - culturali sono coinvolti in questo progetto ogni anno, ai fini di portare in Italia le loro tradizioni. Si tratta di gruppi tribali, guidati da capi spirituali o tradizionali, che vengono coinvolti in quanto rappresentanti di gruppi etnici con forti problematiche, sia livello di promozione della propria cultura che a livello di isolamento o esclusione in patria. Sono tutte minoranze, che vivono ogni giorno il dramma e le difficoltà legate ai pregiudizi e al rifiuto, per questo ancor più sensibili e più consapevoli di quanto sia importante la promozione della conoscenza delle culture altre. Non si sta parlando, quindi, di gruppi la cui composizione conta un gran numero di professionisti: generalmente si fa riferimento a gruppi tradizionali in loco, nei villaggi, che abbiano al loro interno un importante figura tradizionale o spirituale, la quale possa fare sia da guida che da garante per una rappresentazione più realistica possibile di una determinata cultura. Spesso i partecipanti alla manifestazione sono al loro primo spostamento vero e proprio, non solo al di fuori della loro nazione, ma addirittura al di là dei limiti territoriali del loro villaggio. Questo permette alla manifestazione di avere la garanzia di promuovere la vera cultura di queste popolazioni, non una semplice rappresentazione superficiale, adattata ad un pubblico straniero (come spesso succede quando si confonde la tradizione con il folklore commercializzato). Significa, però, avere anche un altro genere di problema: occorre evitare, attraverso azioni mirate, che queste popolazioni abbiano uno shock culturale da contatto e subiscano un trattamento, da parte dei partecipanti, poco rispettoso nei loro confronti. Lo Spirito Del Pianeta, quindi, si preoccupa anche di evitare che i gruppi vengano trattati come “individui curiosi”, quasi che fossero “reperti archeologici viventi” da fotografare. È un aspetto primario per la manifestazione, tanto quanto la rappresentazione della cultura di queste identità etniche.
Lo Spirito Del Pianeta è una manifestazione nata da un sogno, da un progetto che sembrava impraticabile e utopistico. Ma “se i sogni sono in tanti a volerli, essi diventano realtà”, per citare M.L.King. Così l’idea originale è divenuta, in poco tempo, una realtà considerevole, a livello regionale e nazionale. Sul territorio, infatti, la sua presenza si è fatta davvero massiccia: oltre centomila visitatori nel 2008 nella sola manifestazione-madre di Chiuduno (Bg), sessanta gemellaggi dislocati su tutto il territorio lombardo, decine di scuole coinvolte nei progetti di avvicinamento e sensibilizzazione all’interculturalità, enti e comuni istituzionalmente impegnati alla promozione dell’iniziativa. Se questo già ha creato un notevole sforzo organizzativo e ha provocato un’altrettanto notevole risposta, l’impegno si è dipanato anche sul territorio nazionale: dalle manifestazioni-gemelle in comuni particolarmente significativi (come, ad esempio, Roma nel 2004), alle collaborazioni con le reti mediatiche nazionali (Rai, Mediaset) e locali (canali televisivi e emittenti radiofoniche regionali e provinciali), dalla registrazione di programmi televisivi, particolarmente sensibili al tema (Alle falde del Kilimangiaro, Roxy Bar, per citare i più significativi), alla collaborazione per eventi di rilevanza internazionale (l’inaugurazione dei Mondiali di Sci, tenutasi a Bormio). Numerose iniziative, dunque, per creare un progetto a più livelli, per coinvolgere fasce di età e tipologie di pubblico differenziate, per realizzare concretamente una conoscenza interculturale, che risulti davvero profonda e costruttiva. Per questo la manifestazione ha un programma a più gradi di approfondimento: la parte rappresentativa, le conferenze, gli incontri con le scuole, i laboratori creativi, i dibattiti, il villaggio etnico. Sono queste le forme che vanno a coinvolgere diverse tipologie di pubblico, dal più sensibile al meno coinvolto, dagli adulti alle giovanissime generazioni. Come analizzerò nei prossimi capitoli, queste diverse forme vanno a costruire un’interstruttura compatta, che trova il suo fine ultimo nel coinvolgimento e nella promozione interculturale. La parte rappresentativa, dove i gruppi mostrano le loro danze, i loro riti, la loro musica, risulta essere la più coinvolgente e la più emotivamente forte, anche per un pubblico non particolarmente sensibile. È questo aspetto che fa da richiamo per tutte le strutture collaterali, che risultano, infine, essere le più importanti. Le collaborazioni con le scuole creano una pre-conoscenza della realtà che i bambini andranno a sperimentare; questo avviene d’abitudine nei mesi precedenti alla manifestazione o, nel caso dei micro-gemellaggi, nella giornata dell’evento. È un’iniziativa nata soprattutto per evitare che i più piccoli cadessero nella ricostruzione di stereotipi e pregiudizi, visto il rischio di banalizzazione della sola parte rappresentativa, se non trovasse adempimento e approfondimento in azioni parallele. Le conferenze, prima della rappresentazione, e i dibattiti, dopo la rappresentazione, seguono lo stesso procedimento cognitivo utilizzato per i bambini, ovviamente adattato ad un pubblico adulto: prima, un breve excursus generale su quello che si andrà effettivamente a vedere, per evitare che ci si fermi all’apparenza piuttosto che al significato (visto che spesso si tratta di rituali religiosi e danze sociali, molto significative per i gruppi etnici coinvolti), poi un’eventuale fonte di approfondimento più particolareggiato, per tutte quelle domande che potrebbero scaturire dalla visione e dalla partecipazione a rappresentazioni davvero forti, a livello emotivo. A tutto questo si aggiungono le iniziative, legate alle attività dei laboratori. Essi sono realizzati, dai componenti stessi dei gruppi partecipanti, durante il pomeriggio, per tutta la durata del Festival. Questo per coinvolgere nuovamente i più piccoli, da coloro che hanno realizzato i progetti nelle scuole a coloro che sono venuti per la rappresentazione serale. In ogni caso, si tratta sempre di eventi di breve durata e ravvicinati all’elemento trainante, la parte rappresentativa, per renderli fruibili all’intera varietà di pubblico, e non solo a quello particolarmente sensibile al tema. Infine, il villaggio etnico, realizzato personalmente dai gruppi partecipanti, in cui ogni angolo rappresenta una diversa etnia, configurata anche dalla costruzione di capanne tradizionali. Il villaggio ospita, d’abitudine, una fiera di oggetti tradizionali, realizzati direttamente sul luogo, in modo che tutti possano vedere e conoscere il volto di un artigianato, le cui origini si perdono nel tempo.

La storia

Com’è nata l’idea di una manifestazione di questa portata? Quali sono le cause della sua ideazione? Qual è la sua storia? Nel 1998, ci fu la possibilità di incontrare, per la prima volta, un gruppo di Blackfeet del Canada. Si trattava di cinque nativi, in Italia per una serie di eventi culturali. A partire da quell’incontro, nacque l’idea di condividere le loro tradizioni con quanta più gente possibile. Di lì al mese successivo si riuscì ad organizzare un primo “prototipo” di quello che un giorno sarebbe diventato “Lo Spirito del Pianeta”. Dopo due mesi, infatti, si realizzò un altro evento: un gruppo di quindici Sioux Sicangu del Sud Dakota, anch’essi già in Italia per una tournée. Il loro capo, Duane Hollow Horn Bear, era (ed è tuttora) un rappresentante di spicco della cultura nativo-americana, tanto da essere stato consultato per la realizzazione del film “Balla coi lupi”, nella stesura di tutti i dialoghi e di tutte le scene relative ai nativi. E poi ancora, un gruppo azteco, con cui si realizzò un evento benefico in collaborazione con il reparto infantile di un vicino ospedale. Da quest’incontro nacque una proficua collaborazione con il gruppo degli aztechi: la conoscenza reciproca portò ad iniziare insieme un cammino e un progetto comune, che dura tutt’ora. Di lì cominciò, nel corso del 1999, una serie di manifestazioni che vedeva il gruppo azteco come protagonista. Nella primavera del 1999, una delegazione di varie etnie di nativi del Nord America fu invitata per la realizzazione di alcune manifestazioni, nei comuni di Treviolo e Terno d'Isola, sempre in provincia di Bergamo. Nel 2000, venne creata un’associazione senza scopo di lucro, che portasse il nome del gruppo azteco: Chicuace in Tonatiuh. Fu esattamente nel maggio del 2000 che venne organizzato il primo Festival, dandogli il nome che sembrava più adatto e che porta ancora oggi: “Lo Spirito del Pianeta”. La manifestazione nasceva dalla consapevolezza, sempre più crescente, che tutte queste popolazioni dalle così profonde radici avessero il medesimo problema: doversi scontrare ogni giorno con i problemi legati all’emarginazione sociale e alla povertà, che affliggono le loro terre d’origine. Si voleva dar loro voce, far sentire a tutti quanto avevano da dare, quanto passato c’era ancora nel loro presente, quanto avevano da insegnarci: “sono gli sconfitti della Storia, ma la legge del più forte non ne ha incrinato dignità e convinzioni. Nei loro occhi, oggi, non c’è traccia di odio, di rancore, di vendetta. Solo tanta preoccupazione per le sorti della loro cultura e della loro identità. È questo il sentimento che li spinge a vestire gli antichi costumi, a dipingere i loro volti ed i loro corpi secondo la tradizione, a cantare e danzare i loro riti ancestrali intorno al mondo. È il loro modo per fare ascoltare la loro voce, la loro richiesta di rispetto per il prossimo, nella sua diversità, e per la Madre Terra, il loro sforzo teso alla fratellanza, allo spirito, alla coscienza, alla responsabilità. È una specie di missione, che ha come scopo quello di riportare al mondo - e di portare nel mondo - le tradizioni, gli stili di vita, i riti, le storie, il quotidiano e lo straordinario, il passato ed il presente dei loro popoli”. Il primo Festival ebbe proprio questa intenzione. Si volevano riscoprire la cultura e le sue radici, in modo totalmente differente: “non studiando libri né visionando documentari, ma vivendola a pieno, toccandola con mano, partecipandovi attivamente. Tra le pieghe dei loro costumi, tra le note delle loro danze, si poteva leggere la storia di questi popoli. Una storia che aveva attraversato secoli per giungere, intatta, fino a noi, espressione di una vitalità indomabile, di generazioni intere che avevano il desiderio di farsi ancora sentire”. Si coinvolsero cinque rappresentanti, uno per ogni continente: dal Meso America gli Aztechi, dall’Oceania gli Aborigeni Australiani, dal Nord America gli Apaches, dall’Europa i celti irlandesi ed un gruppo tradizionale bergamasco, dall’Asia i Kazaki, dall’Africa i Woodabe (Niger). Fu difficile, dal punto di vista economico, ma dal punto di vista culturale fu l’inizio di un grande sogno. Un sogno che crebbe sempre di più negli anni,. L’organizzazione crebbe e con lei aumentò la voglia di fare un secondo Festival, questa volta con sede a Chiuduno (che rimase la sede di tutte le manifestazioni successive fino al 2005), dal 24 maggio al 2 giugno 2002. É iniziata così una bella collaborazione, soprattutto con l’amministrazione e la comunità locale. È stato bello vedere un esempio di quello che si può realizzare, quando la politica risponde davvero alle aspettative della comunità. L’intervento dell’Assessore alla Cultura locale è stato determinante per lo sviluppo della nostra manifestazione. Intanto siamo cresciuti a livello organizzativo e ciò ci ha permesso di sviluppare un lavoro di scambio culturale con un maggior numero di etnie del pianeta, per la salvaguardia delle loro antiche tradizioni e per rafforzare il rispetto reciproco che deve esistere tra i popoli”. Le etnie, coinvolte all’epoca, furono i Lakota Sioux, gli Aztechi, la comunità indigena Taurija (Perù), gli Incas, i Maya, gli Shuar (Ecuador), i Gia-Luo (Kenya), gli Aborigeni Australiani, i monaci tibetani, gruppi tradizionali del Senegal, del Congo, del Marocco e dello Sri Lanka: popoli provenienti da tutti i cinque continenti, riuniti in uno stesso luogo, si sono mostrati, collaborando anche con un folto numero di gruppi tradizionali italiani (dal gruppo medioevale di Cuorgné ai gruppi celtici, da Pavia alla provincia bergamasca)1. Tutti hanno offerto alle decine di migliaia di visitatori un “assaggio” della loro cultura, sia attraverso danze, canti e musica di antica tradizione, sia attraverso la realizzazione di un "villaggio multietnico", costituito da capanne tipiche, create personalmente dalle popolazioni presenti. E' stato, inoltre, allestito un museo al fine di mostrare oggetti, di grande valore artistico, provenienti sia da musei stranieri che dalle etnie stesse, in quanto materiale antropologico di uso quotidiano. Grande interesse ha suscitato, poi, la Fiera dei prodotti tipici, sia italiani che stranieri. Il Festival fu visitato da oltre quattromila ragazzi, provenienti da scuole elementari e medie, della provincia di Bergamo e di altre località della Lombardia. È stata un’esperienza unica, che ha saputo trovare la collaborazione di vari Enti ad ogni livello: dalla Commissione delle Politiche Comunitarie alla Regione Lombardia, dalla Provincia di Bergamo alla Camera di Commercio Industria e Agricoltura di Bergamo, da alcuni Comuni della Regione, gemellati alla manifestazione, ad Associazioni, scuole, Consolati ed Ambasciate. È stato un vero e proprio crescendo di realizzazione dei nostri sogni e dei nostri obiettivi. I progetti prendevano vita, i gruppi etnici coinvolti continuavano ad aumentare, la manifestazione era definitivamente avviata.
Dalla prima edizione, in un crescendo di numeri e di entusiasmi, si è arrivati all’ultima edizione, con più di centomila visitatori. I gruppi negli anni ospitati sono stati moltissimi: nativi americani Lakota, Aztechi, Incas, Maya, Saharawi, monaci tibetani, Maori, Mossi, Sami, Apaches, Innù, Tuareg, Maasai, Saor Patrol e gruppi tradizionali dell’Irlanda, del Congo, della Bolivia, del Giappone, dell’India, dell’Italia .
La storia de Lo Spirito Del Pianeta è la storia della realizzazione dei propri progetti: si tratta di un cammino che ha incontrato le sue difficoltà, ma che ha saputo anche affrontarle con successo, superandole pienamente e realizzando un sogno che molti avrebbero definito irraggiungibile. Il desiderio di concretizzare idee così grandi, dal punto di vista organizzativo e umano, ha richiesto una grande forza di volontà, ma anche un esteso impegno organizzativo e propedeutico, per realizzare una grande manifestazione, che avesse, però, la corretta impostazione culturale, l’esatta biografia di una iniziativa veramente improntata sull’interculturalità. Negli anni, le nostre collaborazioni sono cresciute anche in questo senso, per permettere un miglioramento qualitativo della nostra manifestazione. Abbiamo cercato, dunque, di migliorare la preparazione dei nostri volontari e di incrementare l’apporto antropologico e psicologico, grazie alla collaborazione di esperti in materia. Crediamo che solo in questa maniera potremmo riuscire a realizzare pienamente i nostri intenti e propositi, in relazione al nostro progetto di incontro culturale. La nostra preparazione è il presupposto di ogni nostra buona riuscita.


Gli strumenti

Per una realizzazione equilibrata ed una equa distribuzione sui differenti livelli, la manifestazione ha attuato diverse azioni parallele:

* Le conferenze, il forum di discussione ed i laboratori, dove i rappresentanti dei popoli coinvolti potranno creare progetti per la conservazione delle culture altre;
* il “villaggio tribale”, ogni angolo del quale rappresenterà una diversa etnia, attraverso la costruzione di capanne tradizionali di tutte le etnie coinvolte;
* la parte rappresentativa, densa di sensazioni ed emozioni fantastiche in un raccordo tra le civiltà diverse. Questo vale soprattutto per la serata finale, quando tutti i gruppi partecipanti sono coinvolti in unica rappresentazione, capace di annullare ogni sentimento di differenziazione.


Villaggio tribale

Costituito da capanne rappresentative dei gruppi partecipanti (africane, amerinde, aborigene, ecc.), il villaggio tribale è fondamentale per l’attualizzazione delle tradizioni dei gruppi ospitati. Se il museo, pur nella sua completezza, consiste nella rappresentazione statica delle culture coinvolte, il villaggio ne è l’essenza vitale, la proiezione nel presente delle loro attitudini tradizionali e dei momenti fondamentali nella loro vita. Nel villaggio si realizzano opere di artigiano, vengono costruiti strumenti musicali, si tengono i forum di discussione ed i laboratori, si svolgono tutte quelle attività che sono utili per avvicinare le persone ad una cultura diversa da quella d’origine. Le stesse strutture abitative, dai tepee alle capanne, senza eccezione alcuna, sono realizzate direttamente dai componenti dei gruppi, dopo il loro arrivo in Italia. Questo proprio perché si vuole andare a rappresentare qualsiasi tratto o peculiarità etnica, direttamente dal punto di vista dei nativi. Non si può agire attraverso interpretazioni approssimative o, peggio ancora, semplicistiche forme di immaginazione, presumibilmente legate a qualche visione stereotipizzata. Il Festival non è fatto di parole, sono soprattutto i gesti a completare la sua essenza e le sue reali intenzioni. Si può raccontare tanto su una determinata situazione, senza che si riesca ad averne una visione verosimile; il fine diventa, dunque, quello di mantenere più alto possibile un livello di veridicità, che possa essere applicabile alle strutture realizzate, anche se attuate in un contesto differente da quello originario. Il villaggio etnico mantiene saldi questi propositi, cercando di ottenere un risultato il più vicino possibile alla realtà. Si tratta di un vero e proprio angolo di mondo … o meglio tanti angoli di mondo differenti, riuniti nello stesso luogo.

Parte rappresentativa

Durante tutto l’arco della manifestazione, la parte rappresentativa - con l’esibizione di un gruppo - si svolge ogni sera, a partire dalle ore 21.15, a seguito dei relativi laboratori e delle connesse conferenze. Si tratta di danze e musiche tradizionali, cariche di particolari suggestioni e di una intensa forza energetica ed emotiva, al termine delle quali i componenti del gruppo si rendono disponibili per il forum di discussione, per raccontarsi e per rispondere alle domande specifiche del pubblico. La musica si prospetta quale linguaggio che può progressivamente favorire la comunicazione/comunione tra culture. La musica è una codificazione complessa delle caratteristiche particolari di un luogo e della forma culturale conseguente e si rivela uno strumento di armonizzazione interculturale polivalente. La diffusione della musica di varia provenienza permette di veicolare informazioni sui complessi culturali corrispondenti, contribuendo così ad ampliare le capacità di ascoltare, di comunicare e quindi di capire le altre culture. La musica permette un’immersione in vari complessi culturali e può costituire un possibile aggancio comunicativo significativo.

Questa componente è sicuramente la più spettacolare, poiché risulta essere la più facilmente comprensibile, anche per quella parte di visitatori che non è avvezza a questo genere di manifestazione. Mostrare una cultura nei suoi riti e nelle sue danze ancestrali significa mostrarne l’origine ed il sistema valoriale, andando dunque ad intervenire su una dimensione particolarmente sensibile, tanto facilmente dimostrabile, quanto difficilmente comprensibile nella sua totalità per coloro che non ne fanno parte. L’impegno in questo ambito, pertanto, è davvero grande: si tratta di valorizzare qualcosa che ai più può apparire come una semplice danza coreografica; significa sottolineare quanto sia importante il rispetto nel partecipare correttamente ad una simile dimostrazione; indica in che misura sia fondamentale sensibilizzare le persone a questo proposito; mostra quanto sia fragile il sentimento identitario, se posto nelle condizioni sbagliate. Di tutti gli elementi, finora analizzati, la parte rappresentativa risulta essere il fattore di maggior richiamo e, al contempo, la componente più soggetta a possibili critiche. I rischi possono essere molteplici: dal sottovalutare un aspetto all’evidenziare eccessivamente un altro elemento, dal proporre un rituale oltremodo difficile da comprendere per un pubblico medio al rischio di una accusa per un’inadeguata “commercializzazione della cultura”, dal semplicismo all’esser ambiguo, dalla spinta alla comprensione al rischio di una banalizzazione generalizzante. Tutte difficoltà che ogni anno si cerca di superare, migliorando di volta in volta i diversi aspetti che ne fanno parte, al fine di coinvolgere quante più persone possibili ad una vera comprensione della manifestazione, senza cadere nell’errore di semplificare troppo le dimostrazioni, con il rischio di farle sembrare un ennesimo sviluppo del commercio o dello spettacolo. L’intento non è mai stato (né mai sarà) questo: piuttosto, si rifugge la stessa parola “spettacolo”, nella definizione degli incontri, in modo da evitare di confondere riti religiosi e sociali con mere coreografie di mercato.

Conferenze e laboratori

Le conferenze sono strutturate in modo da precedere la parte rappresentativa, per permetterne una visione più consapevole e più responsabile. Si tratta di incontri interamente gestiti dai gruppi tribali partecipanti, con l’unico aiuto di un traduttore, al fine di rendere possibile la comprensione a tutto il pubblico e non solo ad una nicchia ristretta per capacità linguistica. Nella conferenza viene presentata la cultura dell’etnia coinvolta per voce dello stesso gruppo in termini generali, insistendo soprattutto sugli aspetti culturali più significativi e sulle forme di vita quotidiana più caratterizzanti. È grazie a questa componente che i gruppi hanno l’opportunità di presentare la loro tradizione, dal punto di vista religioso, valoriale e sociologico. Un discorso dai tratti generali, quindi, per far sì che ciascuno dei partecipanti sia in grado di inserirsi nel contesto etnico relativo, almeno in minima parte. Un’introduzione che è anche utile, al fine di evitare il riproporsi di stereotipi, siano essi consci o inconsapevolmente acquisiti.
Non si tratta, comunque, soltanto di un incontro, caratterizzato da una ricezione passiva: terminata l’introduzione alla cultura, data dal rappresentante del gruppo, viene dedicato uno spazio di tempo, in modo da permettere ai partecipanti eventuali domande e delucidazioni su quanto è stato detto. È un momento molto importante, poiché permette uno scambio ed un confronto diretto tra differenti culture, terminato il quale si va direttamente ad assistere alla parte rappresentativa, certamente più consapevoli di quello che verrà proposto. Questo è fondamentale, visto che spesso si tratta di riti religiosi e rituali sociali molto significativi per i gruppi etnici. È importante che essi non vengano percepiti come “spettacoli”, ma siano al contrario trattati con molta deferenza e con grande rispetto, anche da coloro che non appartengono alla cultura rappresentata.
Medesimo obiettivo è perseguito dal Forum di discussione, realizzato alla fine della parte rappresentativa, quale momento conclusivo di riflessione su quanto è stato visto. È importante sottolineare quanto sia fondamentale questa iniziativa, al fine di sensibilizzare i fruitori del Festival nei confronti delle culture altre.
Rivolgendosi ad un pubblico particolarmente sensibile in materia, questo momento risulta essere la degna conclusione di una rappresentazione particolarmente significativa, per tutti coloro che fossero interessati ai dettagli di ciò che è stato visto e sentito ad un livello più approfondito, rispetto ai brevi commenti introduttivi dati sul palco o recepiti in conferenza (concentrata, come già si è detto, più sulla cultura trattata nei suoi aspetti generali). Ma, anche per i meno preparati, il Forum diventa un’ottima occasione per soddisfare curiosità più specifiche e per dare l’opportunità di conoscere direttamente una determinata cultura, anche per coloro che non avessero usufruito della presentazione, realizzata durante la conferenza. Come si è già detto in precedenza, l’intento è sempre quello di coinvolgere quante più fasce d’età e quanti più livelli di conoscenza possibili, creando una manifestazione in grado di mantenere le sue peculiarità, nello stesso tempo capace di adattarsi ad ogni genere di pubblico.
I laboratori, con la partecipazione di uno o due gruppi, si svolgono ogni sera, normalmente un’ora prima dell’inizio della parte rappresentativa. Si tratta di un progetto manuale, che culmina nella realizzazione di un oggetto che rappresenta una determinata cultura. Apposite aree vengono allestite a tal fine, creando un ambiente accogliente e (ove possibile) simile al contesto originario. Il laboratorio può trovare la sua realizzazione nel villaggio etnico, dove lo svolgimento complessivo risulta ancora più coinvolgente.
È un progetto ideato inizialmente per creare un continuum con i progetti scolastici, realizzati nei messi precedenti al Festival. Concepito per gruppi di bambini, il laboratorio ha trovato una sua concretizzazione in un ambito molto più variegato: adolescenti, adulti e bambini hanno indifferentemente partecipato a questa iniziativa, dimostrando così una profonda sensibilità a questo genere di esperienze.


Relazione con enti pubblici

Uno degli aspetti più importanti di tutto il Festival è da identificare con gli incontri con gli operatori scolastici, promossi in aggiunta alle iniziative propriamente culturali (seminari, programmi scolastici, incontri di promozione e parti rappresentative). Oltre alla manifestazione vera e propria durante l’anno, la nostra organizzazione si impegna a divulgare il messaggio di unione e di rispetto reciproco, nonché la conoscenza delle diverse culture, nelle nostre scuole. È fondamentale per noi iniziare a far capire ai nostri figli l’importanza della salvaguardia delle diverse culture, a partire da quelle che studiano sui banchi di scuola. I programmi per i ragazzi sono diversificati in base all’età degli alunni e secondo il loro programma di studio. Vengono così proposti approcci diversi, che variano a seconda dei casi. Qualora si vada ad interagire con alunni delle scuole elementari, gli incontri punteranno più sulla dimensione ludica e sul contatto diretto con le forme di danza. Questa facilità non presuppone, però, una visione semplificata della cultura, quanto piuttosto un approccio più diretto per ottenere subito un buon risultato: immediatezza e concretizzazione diventano i due obiettivi fondamentali per stimolare i bambini alla conoscenza. Per gli incontri con le scuole medie e superiori, si cercherà di approfondire il discorso didattico, in base al programma dell’istituto coinvolto. I rappresentanti delle culture, con cui da tempo l’Associazione collabora, sono diversi, abili nel diversificare i programmi in base alle necessità e al livello di conoscenza dell’alunno, grazie anche al fatto che essi sono spesso esperti, non solo dal punto di vista culturale, ma anche dal punto di vista pedagogico. Inoltre, molti progetti sono dedicati all’intercultura in ambito generale e realizzati da esperti in materia, con lauree in comunicazione interetnica o sociologia. Questo permette al progetto di essere veramente completo, poiché permette una totale interazione dinamica tra i rappresentanti etnici e gli alunni. Il programma con le scuole è importantissimo, perché garantisce un buon feedback di presenze al Festival, di cui i ragazzi sono i primi promotori.

Scelta e relazione con i gruppi etnici

Ogni anno la strutturazione del Festival richiede molti sacrifici e molta determinazione, soprattutto quando si tratta di stabilire con certezza i gruppi che vi parteciperanno. È una scelta che si dimostra sempre impegnativa e difficile, poiché coinvolge gruppi tribali differenti tra loro ed implica ogni volta una selezione. L’intento è quello di impegnarsi costantemente alla ricerca di etnie trascurate, isolate o addirittura osteggiate, con l’unico intento di dar loro un’occasione per farsi ascoltare. La possibilità di avere un luogo di diffusione ed un bacino di utenza così ampio facilita Lo Spirito Del Pianeta, per quanto riguarda la promozione culturale di queste etnie: il tentativo è quello di mostrare tutti gli ambiti delle etnie ospitate, da quelli più spettacolari, come le danze, le musiche ed i canti, a quelle più profonde, come le conferenze ed i seminari a riguardo, o i laboratori sull’artigianato. Una conoscenza dalle molteplici sfumature, dunque, per creare così una rete di stimoli che vada a incoraggiare la conoscenza di queste popolazioni, spesso dimenticate o relegate a qualche dimensione stereotipizzata. Le relazioni, che usualmente si stringono con i partecipanti al Festival, sono differenti e si sviluppano su livelli diversificati. Durante tutta la durata de Lo Spirito Del Pianeta, i gruppi sono ospiti del centro di Bergamo, a partire dalla tarda mattinata fino alla conclusione serale della manifestazione. Ciò permette ai gruppi, così come alle persone eventualmente interessate ad una più profonda e personale conoscenza, una interazione diretta, senza tramite alcuno, per qualsiasi tipo di interesse. Questo è molto importante, poiché le iniziative collettive sono, per necessità, legate ad una dimensione certamente collettiva, ma pur sempre comunitaria, relegando così gli eventuali interessi personali alla singola intraprendenza. Il fatto di poter avere a disposizione i gruppi per tutto l’arco della giornata, facilita l’approfondimento relazionale e appoggia il cambiamento di visione di questi gruppi etnici, visti come persone nel presente, tanto quanto noi, vive ed interattive. I colloqui che si basano su questi principi sono numerosi e si svolgono in una piena dimensione di rispetto, grazie all’aiuto dei volontari presenti, i quali, oltre a stringere relazioni profonde, fanno da intermediari nell’accesso ai gruppi. Non è una forma di discriminazione, quanto piuttosto una tipologia di precauzione, che ha come unico scopo la difesa di queste persone da intolleranze ed estremismi, a qualsiasi livello. I gruppi ospitati, a volte, sono infatti gruppi problematici all’interno dei loro paesi di origine, quindi talvolta ci si trova di fronte ad episodi di intolleranza, dimostrati nei loro confronti da membri della loro stessa nazione. La mediazione è, dunque, fondamentale, anche per i casi meno aggressivi: dall’augh innocentemente detto ai nativi americani, nella convinzione di fare loro un degno saluto, al sorriso davanti ai loro costumi, dettato principalmente da forme di incompetenza; dalle battute sarcastiche alle forme poco costruttive di esotismo senza limitazioni. Partecipare a questa manifestazione richiede un notevole impegno, che riguarda ogni parte coinvolta, affinché una buona occasione di conoscenza non si trasformi in una forma di triste banalizzazione.

Definizione dell’oggetto sociale

La possibilità che si delinea attraverso lo sviluppo de Lo Spirito del Pianeta è quella di realizzare, mediante l’attività organizzativa di un evento interculturale, di viaggi di turismo responsabile e di progetti di cooperazione, nel terzo mondo o in realtà fortemente connotate dal punto di vista culturale.
Il secondo punto di interesse è quello di realizzare una rete europea di solidarietà operativa, con progetti locali già operativi con cui interagire, anche sotto il profilo economico e commerciale.

Strumenti operativi

A tale scopo, in aggiunta agli strumenti sopra descritti, si svilupperanno diverse tipologie di operatività:

* Organizzazione e promozione di viaggi turistici responsabili, operando come incoming ed outgoing.
* Valorizzazione del territorio e delle tradizioni locali
* Promozione di prodotti artigianali tipici
* Organizzazione di eventi di grande rilievo mediatico, di interesse locale, interregionale, transfrontaliero e nazionale
* Accordi con organizzazioni per operare una promozione turistica e culturale
* Promozione di progetti ambientali ecosostenibili attraverso spazi dedicati
* Utilizzo di grandi risorse, appartenenti alla rete informatica multimediale
* Promozione all’interno di aeroporti e grandi canali informativi interni

Il percorso progettuale

Visto il grande successo della manifestazione negli anni trascorsi, sono cresciute le motivazioni che ci hanno spinto ad iniziare questo ambizioso progetto di far superare le frontiere al nostro festival. Una volta analizzate le motivazioni che ci hanno spinto a partire con il nostro progetto, sono stati evidenziati anche i seguenti vantaggi:

* Ottima opportunità commerciale
* Desiderio di realizzare un progetto comune
* Attività in linea con la mission preposta
* Alta richiesta di mercato e bassa offerta (se non addirittura nulla)

Struttura organizzativa

Riteniamo fondamentale, per una buona collaborazione, una precisa divisione delle responsabilità.

I probabili gruppi che interverranno nel festival che si svolgerà dal 28 maggio al 7 giugno 2008 provengono da:
(Indiani d’America) Stati Uniti Aztechi (Messico) Togo Sud Africa Camerun Siberia (Russia)
Scozia Maasai Isola di pasqua Italia Colombia Senegal

Programma

Dal 28 maggio al 7 giugno, i gruppi si alterneranno in momenti di danze e canti con i costumi tradizionali, cerimonie che ripropongono momenti di vita quotidiana presso le loro comunità, i laboratori che mostreranno come e perché vengono realizzati oggetti caratteristici di ogni cultura, e le conferenze che ci daranno la possibilità di ascoltare persone che vivono ogni giorno con il bagaglio culturale e la conoscenza che gli è stata tramandata da padre in padre.
Ogni giorno oltre a queste attività, si avrà la possibilità di assistere ad artigiani italiani e non, che creeranno durante la manifestazione, spazi dove poter apprendere le antiche arti, anche per bambini, che ormai hanno perso tantissima manualità rispetto ai nostri nonni.
Un altro punto importante, sarà l’organizzazione di incontri presso le scuole, e in piccole e grandi città, dove riproporremo momenti di spettacolo e conferenze che ci daranno la possibilità di portare queste testimonianze ad un numero di persone notevole, creando ci auspichiamo un maggior reciproco rispetto grazie ad una maggiore conoscenza delle persone che hanno un colore, una religione, un modo di vivere diverso dal nostro, ma non per questo peggiore.

Progetto turismo responsabile
Il turismo oggi

Quasi sei miliardi di spostamenti all'anno (500 milioni i soli voli internazionali), 127 milioni di occupati nel mondo, fatturato pari al 6% del PIL del pianeta: questi i numeri del turismo alle porte del 2000. Un fenomeno complesso, le cui conseguenze in termini di impatto ambientale, culturale, sociale ed economico non possono più essere ignorate. Impatto che spesso è devastante, soprattutto nei paesi del sud del mondo, dove la perdita di valori e tradizioni, la sottrazione di risorse, il disagio sociale dovuti all'invasione del turismo di massa non viene nemmeno compensata da un'equa redistribuzione del reddito generato.
Anche le possibilità di incontro e di scambio tra turisti e popolazioni locali sono, nella maggior parte dei casi, fittizie o limitate ad esperienze frettolose ed artefatte, quando non irrispettose delle realtà ospitanti. Il turismo con le sue implicazioni merita un'attenta riflessione da parte di tutti, cittadini ed istituzioni, industria ed utenti.

Cosa significa turismo responsabile ?

Secondo la definizione, adottata dall’assemblea di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Simile al concetto inglese di sustainable tourism, il turismo responsabile è un modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza: di sé e delle proprie azioni, anche quando sono mediate dal comprare (un biglietto, un regalo, una stanza per dormire); della realtà dei paesi di destinazione (sociale, culturale, economica, ambientale); della possibilità di una scelta meditata e quindi diversa. Questo è Turismo Responsabile: un viaggiare etico e consapevole che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura, alle tradizioni con rispetto e disponibilità. Un viaggiare che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma che si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità e tolleranza..

Spazio dedicato ai Consumi Ecosostenibili

Lo spazio vuol ricordare che le risorse non sono infinite, sottolineando quanto sia importante la consapevolezza degli uomini per conservare al meglio il nostro pianeta.

Uno spazio dedicato all'economia sostenibile e al consumo consapevole, uno spazio informativo, di ricerca e di apprendimento su quanto la rete offre, corredato da indicazioni concrete per rendere il nostro quotidiano "a misura d'uomo" e rispettoso dell'ambiente.
Un’attenzione particolare al campo delle “buone pratiche sostenibili”, con l’obiettivo dello sviluppo sostenibile deve essere perseguito con l’impegno diretto di ciascuno di noi e con l’esempio concreto, che ha grande efficacia in termini di educazione ambientale, anche e soprattutto se questo avviene in momenti che coinvolgono un gran numero di persone.
Le attività alle quali vorremmo dedicare adeguati spazi si caratterizzano per la loro trasversalità, essendo finalizzate sia all’implementazione concreta di una politica degli “appalti sostenibili” , sia alla promozione di buone pratiche attraverso progetti educativi e formativi, rivolti agli operatori e alla comunità in generale, nonché alla partecipazione ai network tematici.
Tra i temi scelti:
Eco-efficienza e qualità dell'ambiente. Le azioni, le tecnologie, i processi, i sistemi produttivi e gestionali in grado di modificare gli attuali modelli di produzione e di consumo a vantaggio di politiche che, diminuendo il consumo di energia e di risorse naturali e ricorrendo in maniera crescente a fonti non fossili e rinnovabili, contribuiscano a ridurre drasticamente le emissioni di gas inquinanti e climalteranti.
Governance e sviluppo sostenibile. Le innovazioni nel campo dello sviluppo sostenibile realizzate da/o congiuntamente a realtà pubbliche, ossia tutte quelle esperienze di politiche territoriali e urbane volte a promuovere l'impiego razionale dell'energia e l'introduzione delle energie rinnovabili in settori strategici come quelli dell'edilizia civile e pubblica e della mobilità. Ma anche le soluzioni innovative ecocompatibili nell'ambito degli acquisti pubblici, della gestione dei rifiuti e delle acque, del settore del turismo e in generale della valorizzazione e salvaguardia dell'integrità paesaggistica ed ambientale.
Design per la sostenibilità ambientale. Un design che porti alla riduzione dell'impatto ambientale in tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti: scelta dei materiali, fabbricazione, distribuzione, uso e dismissione e che contemporaneamente proponga soluzioni percepite come migliorative rispetto all'esistente.


Le organizzazioni coinvolte

L’Associazione Lo Spirito del Pianeta Viaggi e la cooperativa sociale Il Sogno Diverso sono organizzazioni che si impegnano a divulgare il messaggio di unione e di rispetto reciproco, nonché la conoscenza delle diverse culture attraverso progetti di turismo responsabile. Saper dialogare con la diversità, pensare a scelte sostenibili, vivere le differenze come un momento di interscambio e di ricchezze, promuovere la comunicazione interetnica: questa la loro mission. Conferenze e seminari, percorsi educativi e didattici, centro di documentazione e di assistenza, progetti di cooperazione decentrata, iniziative ed eventi culturali: questi i nostri strumenti per stimolare approcci nuovi di relazione. Possono inoltre contare sull’operato di alcuni esperti, laureati in materie umanistiche, psicologiche o sociologiche, che potranno garantire un intervento efficace, responsabile e di rilievo.
Sul territorio nazionale, la nostra organizzazione fa parte del direttivo nazionale di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), del nascente coordinamento regionale di turismo responsabile per la regione Piemonte (TRES), della rete nazionale di Associazioni contro la Mafia (LiberaTerra) e del circuito del commercio equosolidale (Commercio Alternativo).
La tesi di chi cura i progetti (con laurea presso l’Università Cattolica di Milano, Facoltà di lingue e Letterature Straniere – indirizzo filologico letterario, specializzazione in comunicazione interetnica) è segnalata dall’ISMU (Fondazione Iniziative e Studi sulla Multietnicità).

Il marketing

Le due organizzazioni hanno creato una rete di dealer presso le associazioni e le organizzazioni sensibili al tema, contaminando poi le società del mercato del turismo “tradizionale” e le compagnie aeree. La rete, in parte realizzata, avrà il compito di costituire un sistema predefinito per attivarsi ed operare come collettori degli utenti. Obiettivo è poi andare sul mercato con alle spalle una propria agenzia di viaggio e (su lungo termine) come vero e proprio tour operator. Attualmente i siti di riferimento per l’organizzazione sono tre:
www.lospiritodelpianetaviaggi.org
www.ilsognodiverso.it
www.ermes.net (sito-piattaforma per un progetto multicanale di televisione digitale, in corso di realizzazione)
Le due organizzazioni hanno poi partecipato alle principali fiere di settore, creandosi una rete di contatti ed accordi commerciali :

* BIT (Borsa Internazionale del Turismo)
* FA’ LA COSA GIUSTA (edizione Milano e Torino)
* TERRA FUTURA (Firenze)
*
CIVITAS (Padova)

Organizzazione del festival :
CHICUACE IN TONATIUH - SESTO SOLE
Associazione culturale
L’impegno culturale dell’associazione è quello di creare una rete di sensibilizzazione tra le scuole italiane e le scuole di Naretisho con lo scopo di divulgare la cultura Maasai, incentivare il dialogo e favorire la cooperazione e il rispetto tra i popoli. L’Associazione è nata nell’anno 2000 con la finalità di conseguire degli obiettivi che possono essere riassunti in due parole: cultura e solidarietà. L’impegno culturale si espleta in una nutrita serie di iniziative in collaborazione con alcuni Gruppi indigeni, tese a promuovere e favorire la conoscenza reciproca e il rispetto fra i popoli, mediante conferenze, seminari e incontri con Scuole di ogni ordine e grado, con particolare attenzione a quelle dell’obbligo. Inoltre, l’Associazione, proseguendo nel difficile compito di coniugare cultura, sviluppo e solidarietà, dalla sua costituzione organizza ogni anno il Festival Internazionale dei Gruppi etnici e tribali “Lo Spirito Del Pianeta”, che ospita etnie provenienti da ogni parte del mondo. Questi Gruppi proporranno la loro cultura attraverso canti, danze tradizionali e manufatti di artigianato. La manifestazione, unica in Italia ed Europa, è anche occasione di dialogo e scambio, sia sul piano di valori e tradizioni, sia sul piano commerciale per la presenza di una Fiera dell’Artigianato, sia nazionale sia etnico. L’altra importante finalità che si è posta l’Associazione si traduce in progetti di solidarietà che si stanno realizzando in cooperazione con alcuni dei Gruppi etnici che hanno preso parte al Festival.

Il Presidente
Ivano Carcano


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