Benevento

Zero coordinate spazio-temporali: questo è il Six Day Sonic Madness

Scalinate di pietra come labirinti, vicoli abbandonati e polverosi che portano al Castello, una vecchia cieca che si riposa accanto ad una fontana asciutta, e un silenzio intorno quasi lunare, spettrale, un silenzio innaturale e suggestivo, in questo afoso pomeriggio a Guardia Sanframondi. Un paesino sperduto nel niente, nell’entroterra desolato di un sud italiano così irreale e immobile da sembrare quasi America. L’America di certe estati torride, di lunghe strade deserte, puntellate solo da fatiscenti distributori di benzina, l’America dei paesaggi sconfinati percorsi da due Thelma e Louise scappate dalla routine quotidiana, l’America che ad ogni passo suona una canzone diversa, dove l’anima è rock, e folk, e jazz, e blues, e tutto e niente. E Thelma e Louise oggi siamo noi, con una mappa malconcia in mano a cercare questo minuscolo puntino di città del beneventano, dove gli uomini parlano di calcio e le donne stanno ferme sull’uscio della porta ad aspettare. Cosa. Chi. Chissà. Oggi l’attesa si chiama Six Day Sonic Madness.

Nell’alta valle del Titerno ad un altezza di 818 metri sul livello del mare, a circa un ora e mezza da Napoli (80 Km.) scopriamo un paesino dal nome curioso Pietraroja. L’origine del nome dovrebbe derivare dal tipico colore rosso delle sue rocce, infatti dal latino petra robia che vuol dire pietra rossa.
Di origine sannita, questo paesino ha avuto diverse sedi, quella attuale è sorta dopo il terremoto del 1688. La sua ubicazione non l’ha resa immune delle innumerevoli conquiste che ha subito il territorio nel corso sei secoli. Nel 1860 dopo l’annessione del regno di Napoli a quello d’Italia, Pietraroja divenne uno dei centri della reazione Borbonica. Famosa era la base dei briganti, una grotta (la grotta delle Fate) dove era possibile calarsi solo con le funi.

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